
Il cibo non basta.
Cortona, tra cene di gala e identità perduta: il cibo non basta a tornare nel mondo.
Una riflessione sul futuro culturale della città etrusca, tra ristoranti a ogni angolo e la necessità di una vera regia culturale.
Sabato sera Cortona ha vissuto una delle sue serate di gala. Luci, tavole imbandite, ospiti in abito elegante, un evento di alto livello che ha riempito piazze e sale. Nulla da eccepire sull’organizzazione: quando una città riesce a mettere in scena un evento del genere, merita applausi. Eppure, uscendo da quella serata, una domanda sorge spontanea e non trova risposta convincente: tutto questo servirà a riportare Cortona a un livello culturale degno del suo nome?
La città che diventa un ristorante, Cortona, ormai, è un susseguirsi di insegne. Un ristorante a ogni angolo, una trattoria a ogni vicolo, un’enoteca dietro ogni arco. La sensazione, camminando per il centro, è quella di attraversare un grande menù a cielo aperto. E il pensiero corre immediato: chi viene a Cortona, viene per scegliere dove mangiare, sperando di farlo bene.
La ristorazione è, senza dubbio, un’opportunità di lavoro per molti. Dà reddito, occupazione, vitalità apparente. Ma è altrettanto vero che non trattiene il turista. Lo nutre, lo soddisfa per una sera, e poi lo lascia ripartire. Il turismo mordi-e-fuggi non costruisce appartenenza: costruisce consumo.
Cosa trattiene davvero un turista? Per fermare un visitatore, per farlo restare due, tre, sette giorni, servono altre cose. Servono eventi di livello: mostre che abbiano un respiro nazionale e internazionale, concerti che non siano solo sagre musicali, convegni che portino in città studiosi e professionisti. Servono festival tematici, di letteratura, cinema, fotografia, musica classica o jazz, capaci di creare un appuntamento fisso nel calendario. Servono residenze artistiche, laboratori aperti al pubblico, teatro stabile e non solo stagionale. Servono musei con allestimenti interattivi e aperture serali, itinerari guidati tematici che raccontino gli etruschi, il Medioevo, il Rinascimento. Servono eventi sportivi di richiamo, mercati artigianali di qualità e non le solite bancarelle di souvenir, spazi per convegni universitari, luoghi per il coworking e i nomadi digitali che possano trattenerli per settimane.
E poi servono servizi che rispondano alle esigenze di tutti, quei servizi che nessun evento mondano può sostituire: negozi di prossimità aperti fino a tardi, una città pulita e accogliente, parcheggi, trasporti, accessibilità. Perché senza queste basi, ogni evento resta un fuoco d’artificio: bello, luminoso, e destinato a spegnersi.
Il rischio del “parco a tema enogastronomico”: Cortona ha subìto ciò che molti borghi toscani vivono: la trasformazione in un parco a tema enogastronomico. Il rischio è noto e documentato. Il turista arriva, mangia, scatta due foto e riparte. I residenti vengono espulsi dal caro-affitti. I negozi di vicinato chiudono per lasciare spazio a ristoranti e botteghe per turisti. La città si svuota di vita autentica e diventa una scenografia. Bellissima, certo. Ma pur sempre una scenografia.
Ribadiamo che una cena di gala di alto livello è un evento mondano, non un progetto culturale. Serve a far parlare di sé per una sera, non a costruire un’identità. Il vero nodo è un altro: chi governa la narrazione di Cortona? Se la risposta è “chi organizza cene”, la città resta un menù. Se la risposta è “chi produce cultura”, allora cambia tutto.
Cortona ha un patrimonio che vale molto più di un piatto di pici: il Museo dell’Accademia Etrusca, le tombe etrusche, Luca Signorelli, Pietro da Cortona, una stratificazione storica che poche città italiane possono vantare. Ma senza una regia culturale coerente, ogni evento resta isolato, ogni iniziativa si perde, e la città continua a essere ciò che i turisti consumano in fretta.
Ben vengano, dunque, gli eventi basati sul cibo. Sono utili, portano gente, creano movimento. Ma non bastano. Non basta una cena, non basta un gala, non basta un ristorante in più per riportare il nome di Cortona.