Più Sicurezza = Più Sociale.

Più Sicurezza = Più Sociale.

La generazione che oggi viene definita dei cosiddetti “boomer”, quella dei nati tra il 1946 e il 1964, quella che ha vissuto il boom demografico ed economico del secondo dopoguerra, quella che ha generato e dovuto formare le generazioni successive, che ha trascorso la propria infanzia disponendo di poco, ma di quel poco ha cercato di fare tesoro in termini di valori, orizzonti e traguardi da raggiungere; fa difficoltà, enorme difficoltà a comprendere cosa induce tanti ragazzi a girare armati di coltello, a farne uso con irresponsabile disinvoltura.

Si sente in qualche modo responsabile, si interroga allibita: possibile che questo modello di vita sia stato trasmesso? Cosa non ha funzionato?

Sicuramente la ridefinizione dei valori culturali degli anni Ottanta, il dominio di controllo dei mass media, la personalizzazione della politica, la legittimazione di nuovi modelli sociali, il consumismo commerciale, l’era del populismo mediatico. Tutto questo ha fatto passare il concetto che l’affermazione sociale non poggia più necessariamente sullo spessore culturale. La scuola per molti diventa un fastidioso inutile percorso. Dilagano porzioni di generazioni con analfabetismo funzionale, l’Italia con il (35%) supera la media OCSE (26%) di quasi 10 punti percentuali.

L’antidoto è difendere la socialità collettiva. Chi ha la responsabilità di governo, a qualunque livello, deve favorire forme di partecipazione, scambio di idee, integrazione culturale, luoghi di incontro.

Non esistono altre ricette per combattere forme di violenza che nascono da forme di disagio sociale. La sicurezza delle nostre città, delle nostre strade, passa da questo. Non servono muri, nuovi reati, inasprimenti di pena; sono tutti interventi che inseguono il problema, non lo anticipano. Apriamo biblioteche, circoli ricreativi, luoghi di riflessione culturale.